Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

giovedì 17 agosto 2017

Vacanze: come riconoscere la sindrome da rientro.

Lo so, esiste una sindrome da rientro dalle vacanze, quel mood di merda che ti prende quando ti rendi conto che alla seconda doccia l'abbronzatura ti saluta, che a ferragosto nel tuo quartiere sono rimaste solo le zanzare, che no stare stesi sulla spiaggia non è uno sport che ti rimette in forma, che non sei assolutamente pronta per riprendere, anche perchè non hai fatto in tempo a dimenticare ciò che avevi lasciato.

Ciao, siete tornati?

La sindrome da rientro non inizia quando riapri casa tua, che subito ti sembrerà tristissima, tanto da dirti che se rispecchia la tua personalità siamo a posto; e neppure il primo giorno di lavoro, in cui ti accorgerai che pochi si sono accorti della tua assenza (e allora perchè non stare in vacanza più spesso, dico io).
Il mood di merda inizia un paio di giorni prima la fine delle vacanze, quando inizi a prendere commiato dai tuoi luoghi preferiti, a fare una pianificazione attenta delle lavatrici da fare, dei regali da portare e a guardare ossessivamente i biglietti di ritorno, sperando di esserti sbagliata e che in realtà starai lì ancora una settimana.
La sindrome, comunque, si manifesta in tutto il suo splendore quando intraprendi la via del ritorno.
Se sei in auto, la strada che all'andata era tutta in discesa e tutta un tormentone estivo, arrancherà silenziosa e sbuffante, depressa.
Se sei in aereo, il volo di ritorno sarà velocissimo, a differenza di quello di andata e ti ritroverai catapultato in città ancora prima che il gusto dell'ultimo mojito in spiaggia abbia abbandonato le tue papille. Ti dirai ohcazz, ti infilerai in un taxi e non parlerai più, che la parole non servono in certi frangenti.
In treno il panorama cambierà. Non sarà più neppure un panorama, ma uno sfondo monotono ai tuoi pensieri da sindrome, che non sono mai luminosi. Non ti accorgerai neanche della tipa che ha la tarffa flat salento-milano e parlerà 10 ore filate. Niente, la sindrome da rientro ti ottunde, ti isola, fa di te un sociopatico silente e immobile.
Se sei in nave le differenze rispetto all'andata saranno evidentissime, se sei preda del mood di merda. Avevi preso love boat e stai tornando su un cargo, anche se, e hai verificato, è proprio la stessa nave che ti aveva portato al mare. All'andata ti erano sembrati tutti gentili e sorridenti, al ritorno hai la sensazione di essere in una puntata di the walking dead. All'andata l'auto in garage la trovi subito, al ritorno ti chiamano con gli altoparlanti e, nei casi più gravi, ti mandano un mediatore per convincerti a scendere e che no non puoi restare a bordo e tornare indietro.
Superato lo shock della casa triste, dei mezzi di trasporto e perfino dell'ufficio, altri indizi ti diranno che dal mood di merda non si esce tanto facilmente.
Cercherai conchiglie in piscina.
Stazionerai davanti al banco surgelati dell'iper, infilandoti il pile e brandendo racchette da trecking, convinto che manchi poco alla vetta, senti che freddo.
Porterai giù la pattumiera in pareo e infradito, che ancora non hai avuto cuore di ritirare.
Sentirai il rumore lontano della tangenziale e ti convincerai che è proprio uguale a quello del mare quando è mosso.
Affronterai il parchetto sottocasa con gli scarponcini, che si sa che ci vuole l'attrezzatura giusta per le escursioni.
Girerai per casa tenendo un'anguria, che fa sempre vacanza.
Porterai occhialini o maschera a tuo figlio nella vasca da bagno.
Gli chiederai anche di togliersi la sabbia dai piedi prima di entrare in casa.
Starai in piedi al centro della casa in modalità vedetta, per controllare che tuo figlio 10 metri più in là non si perda, non si faccia male, non cerchi di affogare qualche amichetto.
Farai i biscotti con le formine da spiaggia.
Sistemerai i vasi sul balcone, provati dalla tua assenza, con secchiello e paletta.
Cose così, sembrano niente, ma sono sintomi inequivocabili.
Non c'è cura. Neppure ripartire subito serve, perchè tanto devi tornare, se non vivi di rendita o sei un clochard.
Qualcuno si riprende a Natale, rapito dall'aria di festa.
A me, di solito, dura un anno.

Voi come state?

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