Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

giovedì 16 novembre 2017

Siamo barchette in mezzo al mare

Immagine da Google 
Ogni tanto guardo indietro, alle pagine ormai antiche di questo blog che raccontano altre pagine, le mie che frullano veloci in un frrrrrrrr che accidenti sono già sette anni che ci troviamo qui.
In questi anni più che scrivere qui, ho letto molto i blog altrui e mica per copiare, ma per capire meglio in quale barca siamo. Tutti, mamme, papà, figli. 
Ognuno ha la sua di barchetta e rema come può, come piace. C'è chi sa godersi la gita, chi cerca disperatamente una riva, chi si chiede se è capace di remare o se sta solo andando alla deriva.
il mare sì, il mare è quello per tutti. Ma poichè il mare è grande, qualcuno è in acque calme, altri in tempesta. Dipende dal vento, che non sai mai da dove arriva e non c'è ancora un bollettino dei genitori naviganti.
Il mare dei crucci di mamma ha sempre onde lunghe di inadeguatezza, di poco tempo, di giusto o sbagliato. Il fatto è che il mare è fatto così, con le onde e cercare la calma piatta magari non serve, che poi dove vai se non c'è un filo di vento?
Remiamo e pensiamo. Se siamo buone navigatrici non diciamo alle altre come remare, ognuna ha la sua rotta e le sue forze e lo sappiamo. Se mai ci fermiamo un attimo e improvvisiamo chiacchierate in mezzo al mare.
Ci sono poi le mamme pirata, quelle che affondano le tue certezze con giudizi veloci, che issano bandiera nera e combattono in nome di una verità assoluta (il come si fa), che solo loro conoscono.
Remiamo e cresciamo bambini, che sono tutti diversi, pesciolini nel mare: sanno bene, loro, come si nuota e come si sta, a noi chiedono da che parte si va.
Ci sono i papà, a volte remano vicino a noi, altre vanno per i fatti loro. Hanno barche interessanti, magari un po' disordinate, ma ai bambini piacciono tanto le barche dei papà, che spesso hanno un vetro sul fondo per vedere meglio i fatti del mondo.
Le mamme remano anche di notte, a volte con le stelle e il silenzio si orientano meglio. Rimettono insieme reti, pezzi, pensieri, forze, il filo stesso della propria vita, di notte. Remano in albe terse: il caffè in mezzo al mare ha un profumo che arriva all'orizzonte.
Siamo barchette in mezzo al mare. Qualcuna si sente yacht, altre zattere; chi è convinta di essere sola su un materassino gonfiabile, ma in realtà è solo perchè sta prendendo un po' di sole; chi pensa di affondare e invece no; chi alza spruzzi con la mano e gioca con il mare.

lunedì 13 novembre 2017

Oh gospel




A scuola sono tutti in fervidi preparativi per Natale: il progetto di quest'anno è uno spettacolo gospel, in cui i bambini canteranno in inglese.

Magnifico!

In questo week end ci hanno mandato a casa i testi da imparare entro dicembre e siamo già in mood sister act.

Peccato che, a parte un paio di bimbi che hanno vissuto in Inghilterra o che studiano inglese oltre la scuola, nessuno sappia leggere in inglese.

Quindi è improbabile che non sapendo leggere, memorizzino le canzoni.

Dettagli.

In fondo potrebbero compattamente decidere di cantare in playback, così, come segno di distinzione, per sovvertire tutte le regole della recita scolastica.

Che poi, chi ha istituito questa cosa della recita? Ma soprattutto, perchè?

Ora provate a immaginare, anche se è crudele: oltre ai compiti della settimana, quelli che vi strasformano in belve, quelli che minano nel profondo il vostro equilibrio psichico, aggiungete due canzoni in inglese, di cui una mai sentita e introvabile anche nel deep youtube del deep web.

A me si è frantumato all'istante lo spirito del natale e l'unico spirito che ho visto come possibile è quello contenuto nel rum.

E forse grazie al rum e al giusto spirito, mi è venuta un'idea:


OH UEN DE SENTS GO MARCIN IN

OH UEN DE SENTS GO  MARCIN IN

AI UON TU BI DIS NAMBER

OH UEN DE SENTS GO MARCIN IN


Confido che la scrittura in pronuncia aiuti.

Per lo meno per i suoni.

Confido che gli altri bambini abbiano mamme più coscienziose di me, più aderenti al ruolo, che vedranno in questi testi da imparare la preziosa opportunità per mettere le basi per un futuro fluent english dei loro pargoli. Così il let de san sciain di Cig, sarà diluito da soli perfettamente splendenti in inglese e nessuno verrà a chiedermi i danni.

Dis littel laif of main è così: cialtrona. 


Oh ieeee




mercoledì 8 novembre 2017

L'ottava piaga è un bambino che si annoia.

Credo sinceramente che non ci siano motivi validi per amare novembre.
Ok il foliage, va bene la nebbia che sale agli irti colli, la brina che rende le verze più morbide da mangiare, passi anche che termina quella stagione di transizione e, finalmente, ci possiamo vestire senza mischiare estate e inverno, guadagnando in stile e, a volte, anche in dignità; mi sta bene anche che sia il mese di letargo prima del Natale e festività e serve raccogliere energie per affrontarle, ma novembre è un mese grigino, umidiccio, poco accogliente e segna anche l'inizio dei tormentosi fine settimana, se hai figli piccoli.
Finisce la stagione parco, si apre quella del "zzo facciamo sabato e domenica per intrattenere Cig?"
Intrattenere non è una gentilezza eh, è proprio questione di sopravvivenza. Un bambino di 6-7 anni che si annoia è l'ottava piaga d'Egitto, determina la tentazione di seprare le acque, attraversare il deserto, scolpire libri su pietra, parlare a cespugli infuocati.
Bisogna, prima di tutto per il bene nostro, trovare qualcosa che occupi tempo, energie e spenga quel "mi sto annoiando" che è la miccia che farà esplodere, poco dopo, lo stato di crisi famigliare.
Ma che si fa?
Noi attingiamo molto da musei e mostre, anche se non è un'attività da divertimento pazzo è qualcosa che alla fine resta e se ne parla nei giorni successivi. Domenica scorsa siamo stati al planetario ad osservare e ascoltare il cielo di novembre.
Lì per lì a Cig non ha entusiasmato, anzi ha accennato anche a un pisolino. Poi però il giorno dopo mi ha detto "Prima non mi è piaciuto per niente, poi ci ho pensato ed è stato bellissimo, invece"
Lo stesso era successo per il museo di scienza naturale.
Ha amato invece da subito la mostra di Van Gogh che abbiamo visto insieme due anni fa.
Però non di soli musei vivono i bambini e anzi è il gioco, tanto bel gioco, che va alimentato.
Buona cosa sarebbe invitare un paio di amici a casa e via, tutto risolto.
Non si usa molto da queste parti, credo che il timore sia che poi bisogna ricambiare. Al di là dei compleanni, invitare è una parola in disuso. Peccato. C'è da dire che le rare volte in cui ho avuto seienni per casa era tutto un contendersi l'ipad o un tentare di capire il linguaggio segreto (soprattutto se non sai ancora leggere) della playstation: questo non è giocare, è imbambolarsi in compagnia che allora tanto vale farlo da soli.
Io a inventare giochi sono una frana. Potrei inventare favole per tutto il giorno, ma non chiedermi di improvvisare un gioco.
La verità è che a novembre non sappiamo cosa fare e finisce sempre che soggiorniamo in qualche libreria a sfogliare libri di dinosauri e l'ultima folgorante passione: il libro dei Guiness.
Quindi se avete uno straccio di idea su come far passare novembre è arrivato il momento di condividerla qui, grazie.

lunedì 30 ottobre 2017

E.T. non ha più senso


​Una delle pochissime cose che ho capito nella mia ancora breve carriera mammesca è che non si possono fare confornti con i bambini che siamo stati noi.
Se noi con i nostri genitori trovavamo ancora qualche punto di tangenza, aiuolette di terreni comuni, con i nostri figli non abbiamo neppure un davanzale fiorito in cui trovarci.
Il che è positivo, che sia mai che guardiamo indietro anzichè avanti, ma destabilizza. Almeno me.
Nel week end abbiamo guardato insieme E.T.
A me costa sempre un certo sforzo ri - vedere quel film, perchè piango come piansi vedendolo al cinema. Ogni volta. Piango anche solo vedendone un pezzo, anche solo se vola la bici. Niente, non ce la faccio. Mi ri-prende quel senso di avventura magnifica, quella cosa dell'amicizia che non conosce confini, quella roba della rivincita dell'incompreso, il senso della scoperta, la questione di quanto diversi non siamo anche se sembriamo, che mi sciolgo, mi commuovo, mi dico che dovrebbe essere proprio così, faccio sì sì con la testa, tiro sù con il naso, vorrei abbracciare tutti.
Per questo cerco di schivare E.T. ogni volta che riesco, ne va della mia credibilità da adulta e della mia scorta di fazzoletti di carta.
Mi sono immolata questo week-end, per capire se poteva fare lo stesso effetto sul mio 6enne così tecno, fast and furious.
No. Non ha sortito lo stesso effetto, definitivamente.
Guardavo Cig attraverso i miei occhi già velati di lacrime, gli dicevo guarda adesso cosa succede e lui si annoiava.
"Mamma dai cambiamo canale" sbuffava di tanto in tanto.
L'abbiamo guardato tutto, io distrutta dalla commozione lui sollevato che finalmente il film avesse una fine.
E.T visto con gli occhi di un 6enne è noioso, lento, senza senso.
E' un film buffo: l'extraterreste è Yoda di Starwars, ma più brutto; l'astronave sembra una pentola a pressione con le lucine, a cui hanno messo vecchie reti di materasso come rampe d'accesso; il mio amatissimo "telefono" con cui chiamava casa-casa-casa, è proprio un ombrello, una stampella per abiti e una roba a tasti che non fa nient'altro che scrivere.
Con un Ipad qualunque E.T. sarebbe tornato a casa sua entro mezz'ora dall'inizio del film e tanti saluti.
Con uno smartphone qualsiasi il bambino Elliot avrebbe fatto così tanti video da diventare un influecer e youtubber planetario nel giro di un giorno.
L'astronave oggi non potrebbe mai essere quel pentolone illuminato e di certo nessun alieno che si rispetti mostrerebbe mai un interesse per le piante. A pensarci E.T è un film vegan, oggi lo stroncheremmo anche solo per questo.
Poi ci sono aspetti educativi che stridono troppo con le indicazioni attuali.
Volare con la bici è fuori discussione, a meno che non si sia accompagnati da un genitore e che almeno un nonno, anche non in buono stato, sia presente all'atterraggio. 
Una mamma single che lavora e lascia i figli a casa da soli verrebbe denunciata e la questione extraterrestre sarebbe niente rispetto a quella servizi sociali.
E.T non ha più senso e la vera extraterrestre, alla fine, sono io.


giovedì 19 ottobre 2017

Mamma vecchia fa buon brodo

Mamme over 40 con figli ancora piccoli, primapare tardone a me.
Qualche giorno fa Cig giocava con un suo compagno di scuola, io ero poco distante.

"E' la tua mamma lei?" e mi indica
"Certo, è la mia mamma"
"Ma così vecchia?"

Lo so, non è bello, ma io quel bambino l'avrei mandato a far compagnia a Hansel e Gretel, nella casa di marzapane, seduto sulle ginocchia della strega cattiva.

"Ha 129 anni ed è un supereroe" ha risposto Cig. La storia dei 129 anni è perchè mi piace dare a Cig un'idea del tutto relativa, fantasiosa e fuori scala, dell'età. Sulla questione supereroe, beh quello è vero. 
Non è la prima volta che fanno notare a Cig che sono fuori età per essere una mamma standard e poichè ho anche altre caratteristiche che mi pongono lontanissima dall'immagine classica di mamma, a volte mi preoccupo per lui.
In realtà quando capita che chiedano come mai la tua mamma è più vecchia o come mai la tua mamma non ha i capelli, Cig e io ci facciamo una risata. Spiegare le età può essere semplice, meno magari spiegare le malattie e le cose che nella vita si incontrano e lasciano il segno.
Consiglio l'ironia, è l'unica arma invincibile che conosco.
Oltre alla casa di marzapane.
Se funziona ve lo dirò tra qualche tempo.
Adesso però raccontatemi che capita anche a voi e che avete armi invicibili da condividere. Altrimenti mi sento vecchia.